Un battito d’ali nel vento del deserto. La nuova McLaren prende vita tra il rombo dell’asfalto e la pazienza dei dati. Si chiama coraggio quello che senti quando il futuro ti arriva addosso a 300 all’ora e tu lo tieni, fermo, con le mani. O almeno ci provi.
Andrea Stella lo ha detto con una chiarezza che taglia l’aria: è “come costruire un aereo in volo”. La McLaren MCL40 ha completato lo shakedown a chilometraggio limitato, quel rito di passaggio in cui non contano i tempi, ma il battito vitale di ogni sistema. Cablaggi. Temperature. Vibrazioni. Il primo giro non è spettacolo. È ascolto.
Stella parla di una curva di apprendimento “ripidissima”. Ha ragione. Un’auto nuova chiede metodo e nervi saldi. In pista vedi vernice fluo sulle pance per leggere i flussi. Vedi array di sensori fissati alle pance e al muso. Vedi ingegneri che trattano ogni giro come una riga di codice da debuggare. Il vocabolario è semplice: funziona o non funziona. E, quando funziona, quanto bene?
La squadra papaya manda un segnale. Non a caso. Nel ciclo recente, McLaren ha dimostrato di saper trasformare le difficoltà in slancio. Nel 2023 la svolta arrivò a stagione in corso, con aggiornamenti che valsero podi in serie. Questo è un precedente concreto. Non una promessa vuota.
La prossima tappa è il Bahrain. I test si correranno sul nastro abrasivo di Sakhir, dove il vento cambia spesso e la sabbia mente ai sensori. McLaren ha già delineato un programma per i test prestagionali: turni alternati tra Lando Norris e Oscar Piastri, sessioni mattina/pomeriggio per coprire scenari diversi. I dettagli possono variare, ma l’obiettivo è chiaro: accumulare dati puliti, lavorare sui run lunghi, provare le partenze. Le cose che, a marzo, fanno la differenza.
Vuol dire accettare l’incompletezza. A ogni run aggiungi un tassello. Correggi un’inerzia in frenata. Regoli l’altezza dal suolo per placare i sobbalzi. Ribalti una scelta di setup se i numeri non tornano. È un processo fatto di micro-verità verificabili: pressioni gomme, delta di temperatura, consumo carburante simulato. Qui si vince con disciplina, non con gli slogan.
Il messaggio è diretto a Mercedes, Ferrari e Red Bull, le favorite per la stagione 2026. Le regole cambieranno l’orizzonte, soprattutto lato power unit e gestione energetica. Chi impara in fretta oggi, parte meglio domani. McLaren lo sa e lo dice senza alzare la voce: questo shakedown non è un arrivo, è una levata d’ancora. Per gli avversari è un promemoria: sottovalutare questa fase costa caro.
C’è un’immagine che resta. Il crepuscolo di Sakhir, le luci che si accendono e una striscia papaya che taglia il buio. Non racconta tempi. Racconta intenzioni. La domanda allora è semplice: quando il vento cambierà, chi avrà già imparato a volare?
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